mercoledì 30 marzo 2011
La vera storia dell'unità d'Italia in 2' a cartoni animati
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domenica 20 marzo 2011
La prosperità e la modernità della Puglia sotto il Regno delle Due Sicilie furono spazzate via dall'Unità d'Italia
Un'amministrazione pubblica che oggi viene generalmente rivalutata dalla storiografia più obbiettiva e documentata aveva realizzato nella regione servizi sociali e insediamenti produttivi che la rendevano all'avanguardia per l'economia del tempo
Le Puglie furono, durante il regno borbonico insieme alla attuale Campania, il vero motore economico dello stato.
Centocinquant'anni fa Ferdinando II, insieme alla consorte, la regina Maria Teresa, vi compì un lungo viaggio. Accompagnato dai suoi fratelli Luigi, conte d'Aquila, e Francesco, conte di Trapani e dal generale Carlo Filangieri partì il 15 maggio 1847 da Napoli e giunse a Foggia il giorno successivo. Nella capitale della provincia di Capitanata, che aveva visto esattamente mezzo secolo prima celebrarsi il matrimonio del padre Francesco I con Maria Clementina d'Austria, visitò l'Orfanotrofio da poco costruito che portava il nome della sua prima moglie Maria Cristina.
Nei giorni immediatamente successivi al suo arrivo compì un pellegrinaggio al Santuario dell'incoronata e si recò ad ammirare il Ponte da poco inaugurato sul Fortore ed i lavori del tratto stradale Foggia-San Severo che furono poi completati l'anno successivo.
Paolo Mieli in suo recente articolo ha scritto che furono costruite talmente tante strade, per altro quelle che si percorrono ancor'oggi autostrade escluse , che il colera del 1837 non poté essere fermato proprio per la rapidità delle comunicazioni stradali.
Nei giorni immediatamente successivi al suo arrivo compì un pellegrinaggio al Santuario dell'incoronata e si recò ad ammirare il Ponte da poco inaugurato sul Fortore ed i lavori del tratto stradale Foggia-San Severo che furono poi completati l'anno successivo.
Paolo Mieli in suo recente articolo ha scritto che furono costruite talmente tante strade, per altro quelle che si percorrono ancor'oggi autostrade escluse , che il colera del 1837 non poté essere fermato proprio per la rapidità delle comunicazioni stradali.
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| Veduta di Bitonto antica |
I soliti detrattori ignoranti e non documentati inorridiranno al sapere che il re e la sua famiglia giravano per la Puglia accompagnati soltanto da un drappello di guardie d'onore provinciali. Il corpo fu fondato proprio da Ferdinando II e si componeva di giovani figli delle famiglie più in vista delle province e aveva il compito di scortare il re nei suoi viaggi. Magari con tutto quel che si è raccontato per viaggi del genere vi racconteranno anche di carrozze blindate e di un esercito di poliziotti a coprire il sovrano.
In realtà l'unico intervento a cui fu sempre costretta la sparuta forza di gendarmeria, fu per proteggere il sovrano dall'entusiasmo della folla. Il 19 maggio i sovrani si recarono in visita a Lucera per ammirare il bellissimo orfanotrofio Ferdinandeo, anch'esso da poco inaugurato. Il giorno seguente partirono per Manfredonia da dove si recarono al Santuario di San Michele Arcangelo sul Monte Gargano e nella serata raggiunsero Barletta.
Qui fra un'ala sterminata di folla visitarono il castello e il Real Monte di Pietà, una delle tante istituzioni bancarie volute dal governo e soppresse con l'Unità e dove Ferdinando firmò i decreti di costituzione del nuovo comune di San Ferdinando da lui voluto per consentire agli abitanti delle zone insalubri delle Saline di poter condurre una vita meno disagiata.
Confiscò ai proprietari le terre necessarie e le assegnò gratuitamente ad i nuovi abitanti. Nel pomeriggio la comitiva si trasferì a Trani dove rimase fino al 24 e dove visitò il porto e la cittadina di Corato.
Il 24 fu raggiunta Molfetta dove fu inaugurato il nuovo porto. Da Molfetta a Giovinazzo il giorno 25. Qui un altro monumento alla solidarietà pubblica: il Real Ospizio Francesco I oggi, vergognosamente chiamato Umberto I. Il presidente della provincia di Bari dal quale dipende l'istituto ci promise solennemente di tornare all'antico nome del fondatore, ma ancora non si è visto niente. Il re si spostò da Giovinazzo a Bitonto il giorno 25 dove volle visitare il maestoso orfanotrofio intitolato alla sua prima moglie Maria Cristina e si intrattenne con le alunne e con gli amministratori. Più di tutti questo luogo dovrebbe far riflettere molte persone sulla modernità del governo napoletano nel periodo borbonico.
Un edificio che rispetta l'uomo. Che rispetta gli infelici orfani dando loro spazio e verde nel quale istruirsi a spese dello stato. Basterebbe questo per comprendere l'altissima civiltà delle nostre istituzioni. In Piemonte e in Lombardia, all'epoca, un orfano veniva internato in una sorte di lager e nella civilissima Inghilterra, che tanto si preoccupava di noi, bambini non ancora dodicenni venivano costretti a lavorare diciotto ore al giorno in condizioni disumane. Ferdinando II volle anche fermarsi davanti a quell'obelisco che ancor oggi fa bella mostra di sé e che ricordava la battaglia vinta dal suo antenato Carlo III, il 25 maggio 1734, e la conseguente fondazione del regno indipendente.
Tredici anni dopo questa indipendenza fu persa solo e soltanto per soddisfare le brame degli invasori e senza nessun miglioramento per noi, ma al contrario per impoverirci al punto di dover abbandonare in massa la nostra terra. Il 26 maggio i sovrani raggiungono Bari dove si recano a pregare nella Basilica di San Nicola e visitano il Real liceo, fucina di tanti ingegni pugliesi. Dopo una visita al Santuario della Vergine del Pozzo a Capurso, il giorno successivo si imbarcano su una nave da guerra per raggiungere Brindisi al fine di poter ammirare dal mare i grandiosi lavori di restauro del porto. Il 29 e 30 lo trascorsero a Lecce dove il re festeggiò l'onomastico e infine il 2 giugno lasciarono Brindisi imbarcandosi alla volta di Rovigno città asburgica dove li aspettava per una breve visita l'Arciduca Carlo padre della regina.
In realtà l'unico intervento a cui fu sempre costretta la sparuta forza di gendarmeria, fu per proteggere il sovrano dall'entusiasmo della folla. Il 19 maggio i sovrani si recarono in visita a Lucera per ammirare il bellissimo orfanotrofio Ferdinandeo, anch'esso da poco inaugurato. Il giorno seguente partirono per Manfredonia da dove si recarono al Santuario di San Michele Arcangelo sul Monte Gargano e nella serata raggiunsero Barletta.
Qui fra un'ala sterminata di folla visitarono il castello e il Real Monte di Pietà, una delle tante istituzioni bancarie volute dal governo e soppresse con l'Unità e dove Ferdinando firmò i decreti di costituzione del nuovo comune di San Ferdinando da lui voluto per consentire agli abitanti delle zone insalubri delle Saline di poter condurre una vita meno disagiata.
Confiscò ai proprietari le terre necessarie e le assegnò gratuitamente ad i nuovi abitanti. Nel pomeriggio la comitiva si trasferì a Trani dove rimase fino al 24 e dove visitò il porto e la cittadina di Corato.
Il 24 fu raggiunta Molfetta dove fu inaugurato il nuovo porto. Da Molfetta a Giovinazzo il giorno 25. Qui un altro monumento alla solidarietà pubblica: il Real Ospizio Francesco I oggi, vergognosamente chiamato Umberto I. Il presidente della provincia di Bari dal quale dipende l'istituto ci promise solennemente di tornare all'antico nome del fondatore, ma ancora non si è visto niente. Il re si spostò da Giovinazzo a Bitonto il giorno 25 dove volle visitare il maestoso orfanotrofio intitolato alla sua prima moglie Maria Cristina e si intrattenne con le alunne e con gli amministratori. Più di tutti questo luogo dovrebbe far riflettere molte persone sulla modernità del governo napoletano nel periodo borbonico.
Un edificio che rispetta l'uomo. Che rispetta gli infelici orfani dando loro spazio e verde nel quale istruirsi a spese dello stato. Basterebbe questo per comprendere l'altissima civiltà delle nostre istituzioni. In Piemonte e in Lombardia, all'epoca, un orfano veniva internato in una sorte di lager e nella civilissima Inghilterra, che tanto si preoccupava di noi, bambini non ancora dodicenni venivano costretti a lavorare diciotto ore al giorno in condizioni disumane. Ferdinando II volle anche fermarsi davanti a quell'obelisco che ancor oggi fa bella mostra di sé e che ricordava la battaglia vinta dal suo antenato Carlo III, il 25 maggio 1734, e la conseguente fondazione del regno indipendente.
Tredici anni dopo questa indipendenza fu persa solo e soltanto per soddisfare le brame degli invasori e senza nessun miglioramento per noi, ma al contrario per impoverirci al punto di dover abbandonare in massa la nostra terra. Il 26 maggio i sovrani raggiungono Bari dove si recano a pregare nella Basilica di San Nicola e visitano il Real liceo, fucina di tanti ingegni pugliesi. Dopo una visita al Santuario della Vergine del Pozzo a Capurso, il giorno successivo si imbarcano su una nave da guerra per raggiungere Brindisi al fine di poter ammirare dal mare i grandiosi lavori di restauro del porto. Il 29 e 30 lo trascorsero a Lecce dove il re festeggiò l'onomastico e infine il 2 giugno lasciarono Brindisi imbarcandosi alla volta di Rovigno città asburgica dove li aspettava per una breve visita l'Arciduca Carlo padre della regina.
In sedici giorni Ferdinando II poté toccare con mano quanto aveva fatto nei suoi primi diciassette anni di regno per la cara Puglia alla quale era particolarmente legato. Basti ricordare che nella sua famiglia erano ben quattro i componenti che portavano titoli legati a città pugliesi. L'ultimo fu Pasquale uno dei suoi tanti figli che nel 1852 ebbe il titolo di Conte di Bari.
Bonifiche immense in Capitanata con la creazione di tante nuove cittadine.
Ponti e strade per centinaia e centinaia di chilometri, i porti di Molfetta, Bari e Brindisi, sessantuno ospedali sparsi per tutta la regione, trentanove fra conservatori ed orfanotrofi, diciannove monti di pegno, duecentodiciannove monti di maritaggio, sorta di piccole banche che consentivano di fornire le doti matrimoniali e ben ottantadue monti frumentari.
Questi ultimi furono delle piccole banche agricole che anticipavano a bassissimo tasso il danaro per le semenze agli agricoltori non abbienti. E per non parlare della prosperità generale nella quale viveva la regione. Teatri rinomati con cartelloni di primissimo livello erano dappertutto. A Foggia, a Barletta, a Trani, a Terlizzi, a Bitonto.
Questi ultimi furono delle piccole banche agricole che anticipavano a bassissimo tasso il danaro per le semenze agli agricoltori non abbienti. E per non parlare della prosperità generale nella quale viveva la regione. Teatri rinomati con cartelloni di primissimo livello erano dappertutto. A Foggia, a Barletta, a Trani, a Terlizzi, a Bitonto.
Il prezzo del grano e dell'olio di Puglia era quotato a Londra e la nostra agricoltura era all'avanguardia. Dopo l'unità il conquistatore pensò prima a tagliarci le gambe drenando tutti i capitali e uccidendo l'industria in via di sviluppo per trasferirla a Nord. Poi quando decise di proteggere la nascente industria del Nord l'Europa rispose boicottando i nostri prodotti agricoli e fu la definitiva fine anche per la Puglia.
Non dovranno mai più poter diventare imprenditori disse un banchiere genovese a Cavour quando preparò il piano per annientare la nostra economia. In Puglia dopo molto tempo ci si è riusciti a tornare imprenditori ma quel tempo felice che ci vedeva autonomi e indipendenti costruire il nostro futuro non è mai più ritornato. Oggi buttiamo le olive per la strada per la disperazione ma almeno siamo tutti italiani.
Roberto Maria Selvaggi
Tratto da Il Sud Quotidiano del 13/12/1997
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giovedì 17 marzo 2011
martedì 15 marzo 2011
Controcelebrazioni dei 150 anni d’unità d’Italia.
Napoli non resta a guardare i retorici festeggiamenti degli avvenimenti storici che ne hanno decretato la morte.
Nella ex-capitale del Regno delle Due Sicilie, tutti i meridionalisti sono invitati a partecipare a tre importanti eventi di controcelebrazione.
Il 15 l’appuntamento é accademico e culturale: nella prestigiosa location del Maschio Angioino sarà presentato il libro-verità “Malaunità” scritto a più mani dai maggiori scrittori e archivisti del meridionalismo contemporaneo.
Presenti tutti gli autori e prestigiosi ospiti, a cominciare da Pino Aprile, Lorenzo Del Boca, Gigi Di Fiore, Lino Patruno e Eddy Napoli che presenterà i suoi due brani allegati al libro dedicati alla fine del Regno meridionale.
Il 16 sarà il giorno della memoria nei simbolici luoghi della Chiesa di San Ferdinando e di Largo di Palazzo. In chiesa ci sarà il ricordo di alcuni nomi di uomini periti per l’antica patria.
A seguire, grande raduno a cui nessun vero meridionalista può mancare; tutti con le bandiere delle Due Sicilie a lutto e ceri accesi in direzione di Largo di Palazzo dove, ai piedi della statua di Carlo di Borbone, sarà deposta una corona di fiori in onore di tutti i martiri che hanno perso la vita per il Sud.
Il 17, giorno della festa nazionale indetta per celebrare la prima seduta del parlamento di Torino del 1861, ci ritroveremo invece in Piazza dei Martiri, dove i 4 leoni (rappresentanti i caduti partenopei della della repubblica napoletana del 1799, dei moti carbonari del 1820, dei moti liberali del 1848 e di quelli garibaldini del 1860) sono “colpevolmente” orfani di un quinto leone, quello simboleggiante i soldati Napoletani morti in battaglia per difendere la patria duosiciliana.
Li i rappresentanti delle varie associazioni grideranno delle parole emblematiche della colonizzazione del Sud alle quali tutti i presenti risponderanno al grido di “malaunità”.
Calendario Eventi
Martedi 15 Marzo Maschio Angioino – Sala della Loggia
ore 17:00 – PRESENTAZIONE DEL LIBRO-VERITA’ SUI 150 ANNI
MALAUNITA’ – 1861-2011 Centocinquant’anni portati male
SpazioCreativo edizioni
presenti tutti gli autori:
Pino Aprile, Lorenzo Del Boca, Gigi Di Fiore, Ruggero Guarini, Lino Patruno, Eddy Napoli (brani allegati al libro)
(prefazione di Jean Noël Schifano)
Felice Abbondante, Antonio Boccia, Pompeo De Chiara, Gennaro De Crescenzo, Angelo Forgione, Vincenzo Gulì, Salvatore Lanza, Giuseppe Picciano, Alessandro Romano, Lorenzo Terzi.
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Mercoledì 16 Marzo
Piazza e Chiesa di San Ferdinando, Largo di Palazzo
VEGLIA DELLA VERITA’ STORICA
ore 18:00 – APPELLO AI CADUTI E PREGHIERA IN SUFFRAGIO
Chiesa di San Ferdinando, Lettura simbolica dei nomi dei soldati, dei briganti e degli emigranti
ore 20:00 – CORTEO DELLA MEMORIA
Raduno meridionalista nell’area antistante il Palazzo Reale in Piazza San Ferdinando. Segue corteo con bandiera storica e cero acceso, deposizione corona di fiori in onore dei martiri del Sud in Largo di Palazzo
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Giovedì 17
Marzo
Piazza dei Martiri
FLASH MOB – IL SUD URLA IL SUO MARTIRIO
ore 10:30 RADUNO / ore 12:00 FLASH MOB
I meridionalisti insieme al grido di “Malaunità”
Evento su Facebook
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lunedì 7 marzo 2011
150° ANNIVERSARIO DELL'EROICA DIFESA DELLA REAL CITTADELLA DI MESSINA
Da venerdì 11 a domenica 13 marzo 2011 a Messina verrà ricordato, con un ricco programma di iniziative, il 150° anniversario dell’eroica difesa della Real Cittadella di Messina da parte dei fedelissimi soldati duosiciliani, comandati dal Generale Fergola, assediati dalle truppe piemontesi del Generale Cialdini.
Era il 13 Marzo 1861, a quattro giorni dalla proclamazione a Torino del Regno d’Italia, quando dalla Cittadella veniva ammainata la candida bandiera duosiciliana. La fortezza messinese rappresentò, insieme con quelle di Gaeta e di Civitella del Tronto, l’estrema resistenza del millenario Regno delle Due Sicilie, dove i nostri soldati pur sapendo della inutilità di ogni sforzo cercarono di difendere la Patria esprimendo la propria fedeltà al Re Francesco II di Borbone.
Una gloriosa pagina del nostro passato volutamente cancellata dalla storiografia ufficiale come la stessa Real Cittadella, testimone inesorabile dei fatti, che ancora oggi versa nel totale abbandono.
Per oltre un secolo è stato ripetuto lo stesso banalissimo ritornello infarcito di vane e vaghe parole quali “libertà” e “tirannide straniera”, “eroismo” e “capacità militari” contro inadeguatezza e fellonia, in un clichè traboccante di retorica risorgimentale secondo i cui schemi fissi i buoni e i bravi erano tutti da una parte ed i brutti e i cattivi dall’altra. Le cose andarono diversamente, facili vittorie da una parte, vero e consapevole eroismo dall’altra.
Ruoli ribaltati, chi avrebbe ragionevolmente dovuto vincere la battaglia ha ufficialmente e sostanzialmente perso, chi non avrebbe potuto neanche sperare nella vittoria in pratica vinse. Le fantomatiche qualità di stratega riferita a Garibaldi avevano fondamento solo ed esclusivamente nella concussione e nel tradimento di buona parte di quanti comandavano le agguerrite truppe borboniche. Non un solo scontro, da Calatafimi a Milazzo vide prevalere, se non nel numero sproporzionato di vittime, i garibaldini. Se i generali tradirono altrettanto non avvenne tra le truppe fedeli al Re Francesco II come dimostrano i numerosi casi di insubordinazione dei reparti ai loro comandanti felloni e venduti al nemico.
Ben vengano le celebrazioni del 150° dell’Unità nazionale ma a ciascuno sia riconosciuta pari dignità e non si perduri con la sopraffazione, con la distorsione di una realtà storica troppo a lungo praticata. Il tempo scopre la verità, ed anche la verità negata al popolo meridionale e siciliano nella fattispecie ha diritto di cittadinanza in una nuova Italia colta e consapevole delle proprie origini e della comune millenaria cultura. Da sempre è stato facile e preferibile schierarsi dalla parte dei vincitori, da sempre più difficile e pericoloso continuare a difendere le ragioni dei vinti.
Questa cerimonia si svolge dal lontano 1998 ed è organizzata dall’Associazione Amici del Museo, dall’Associazione “Generale Fergola”, dalla Delegazione di Sicilia del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio, dalle Delegazioni di Messina dell’Associazione Culturale Neoborbonica e dei Comitati delle Due Sicilie, da Alleanza Cattolica, dalla Fondazione Thule Cultura di Palermo, dal Network ZDA - Zona d’Arte ad alto rischio di contaminazione - Messina e dall’Associazione Due Sicilie “Nicola Zitara” di Gioiosa Jonica.
L’Addetto Stampa della Manifestazione
Dott. Marco Grassi
Era il 13 Marzo 1861, a quattro giorni dalla proclamazione a Torino del Regno d’Italia, quando dalla Cittadella veniva ammainata la candida bandiera duosiciliana. La fortezza messinese rappresentò, insieme con quelle di Gaeta e di Civitella del Tronto, l’estrema resistenza del millenario Regno delle Due Sicilie, dove i nostri soldati pur sapendo della inutilità di ogni sforzo cercarono di difendere la Patria esprimendo la propria fedeltà al Re Francesco II di Borbone.
Una gloriosa pagina del nostro passato volutamente cancellata dalla storiografia ufficiale come la stessa Real Cittadella, testimone inesorabile dei fatti, che ancora oggi versa nel totale abbandono.
Per oltre un secolo è stato ripetuto lo stesso banalissimo ritornello infarcito di vane e vaghe parole quali “libertà” e “tirannide straniera”, “eroismo” e “capacità militari” contro inadeguatezza e fellonia, in un clichè traboccante di retorica risorgimentale secondo i cui schemi fissi i buoni e i bravi erano tutti da una parte ed i brutti e i cattivi dall’altra. Le cose andarono diversamente, facili vittorie da una parte, vero e consapevole eroismo dall’altra.
Ruoli ribaltati, chi avrebbe ragionevolmente dovuto vincere la battaglia ha ufficialmente e sostanzialmente perso, chi non avrebbe potuto neanche sperare nella vittoria in pratica vinse. Le fantomatiche qualità di stratega riferita a Garibaldi avevano fondamento solo ed esclusivamente nella concussione e nel tradimento di buona parte di quanti comandavano le agguerrite truppe borboniche. Non un solo scontro, da Calatafimi a Milazzo vide prevalere, se non nel numero sproporzionato di vittime, i garibaldini. Se i generali tradirono altrettanto non avvenne tra le truppe fedeli al Re Francesco II come dimostrano i numerosi casi di insubordinazione dei reparti ai loro comandanti felloni e venduti al nemico.
Ben vengano le celebrazioni del 150° dell’Unità nazionale ma a ciascuno sia riconosciuta pari dignità e non si perduri con la sopraffazione, con la distorsione di una realtà storica troppo a lungo praticata. Il tempo scopre la verità, ed anche la verità negata al popolo meridionale e siciliano nella fattispecie ha diritto di cittadinanza in una nuova Italia colta e consapevole delle proprie origini e della comune millenaria cultura. Da sempre è stato facile e preferibile schierarsi dalla parte dei vincitori, da sempre più difficile e pericoloso continuare a difendere le ragioni dei vinti.
Questa cerimonia si svolge dal lontano 1998 ed è organizzata dall’Associazione Amici del Museo, dall’Associazione “Generale Fergola”, dalla Delegazione di Sicilia del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio, dalle Delegazioni di Messina dell’Associazione Culturale Neoborbonica e dei Comitati delle Due Sicilie, da Alleanza Cattolica, dalla Fondazione Thule Cultura di Palermo, dal Network ZDA - Zona d’Arte ad alto rischio di contaminazione - Messina e dall’Associazione Due Sicilie “Nicola Zitara” di Gioiosa Jonica.
L’Addetto Stampa della Manifestazione
Dott. Marco Grassi
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giovedì 3 marzo 2011
Garibaldi eroe genocida
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