giovedì 27 gennaio 2011

Giorno della memoria. Ma non dimentichiamo l'olocausto del popolo delle Due Sicilie

Il 27 gennaio come si sa è la giornata dedicata alla commemorazione delle vittime dell'olocausto, data scelta per ricordare il 27 gennaio 1945 giorno in cui le truppe dell'Armata Rossa, liberarono  il  Campo di sterminio di Auschwitz e svelarono al mondo gli orrori e le atrocità commesse dai nazisti nella Seconda Guerra Mondiale.
Ma un altro olocausto taciuto, non ricordato e raccontato dalla storia delle atrocità nei confronti delle popolazioni del Regno delle due Sicilie, all'indomani dell'invasione del suo territorio, dove si contarono centinaia di migliaia di vittime tra il 1860 al 1870, un vero e proprio genocidio dove  non furono risparmiati donne e bambini.
Perchè dobbiamo ricordare questa catastrofe e non menzionare per niente quello che è accaduto nelle Due sicilie, dove migliaia di persone furono uccise dai piemontesi e le loro teste mozzate, usate per suscitare terrore nella popolazione, dove moltissimi fatti prigionieri perirono di fame e freddo nei lager del nord e gettati nella calce viva, che ancora oggi a distanza di 150 anni, solo qualche lapide a ricordare dell'eccidio operato contro tanti meridionali all'atto dell'unità d'italia.

giovedì 13 gennaio 2011

Quando il Re di Napoli tolse Lampedusa agli Inglesi

Ferdinando II comprò l'isola dai principi Tomasi e dopo averla unita al Regno avviò la sua colonizzazione


Il 13 luglio 1831, nel mare antistante Sciacca, in Sicilia, un'eruzione vulcanica sottomarina fa emergere una piccola isola di 200 piedi di altezza. Non appena la notizia fu di dominio pubblico, Ferdinando II, da poco salito al trono, giovanissimo, appreso che gli Inglesi già pensavano di far sbarcare dei loro uomini per piantare sul suolo la loro bandiera, inviò il vapore Francesco I, (il primo battello a vapore del mediterraneo), per prendere possesso della novella isola come re delle Due Sicilie. La fermezza e la determinazione del giovane re ebbe la meglio.
L'isola dopo pochissimo tempo si inabissò nuovamente e di lei restano soltanto alcune stampe pubblicate dall'Officio Topografico di Napoli.
Perchè questo racconto? Per ricordare quanto Ferdinando II fu geloso dell'indipendenza del suo stato, e nemico di qualsiasi ingerenza nelle faccende napoletane; e per comprendere il motivo che lo spinse a popolare l'isola di Lampedusa, in occasione dei centocinquant'anni che quella popolazione dovrebbe festeggiare in ricordo dell'avvenimento. Abbiamo tra le mani un libro pubblicato a Napoli nel 1849 dal titolo"L'isola di Lampedusa eretta a colonia dal munificentissimo  nostro sovrano Ferdinando II". Autore il capitano di fregata della Real Marina Bernardo Sanvisente, incaricato dal governo, nel 1847, di procedere al popolamento dell'isola, ai lavori urbanistici ed all'assegnazione dei terreni ai coloni.  Alcuni giorni fa, in occasione dell'ennesimo sbarco di clandestini a Lampedusa, qualche opinionista ha strombazzato sui giornali nazionali che l'isola fu sempre una sede di penitenziari, e che la gente che vi abita altro non era che la discendenza di quei carcerati. Occorre ricordare a tutti questi  campioni di ignoranza che la colonia non è sinonimo di carcere ma, bensì, significa prettamente la ripopolazione di un luogo e lo sfruttamento economico dello stesso da parte dei futuri abitanti. Ed anche Lampedusa, come fu per Ponza , è un esempio della civiltà del governo indipendente di un Sud ben diverso da quello di oggi.

Lampedusa fu abitata da Greci, da Romani e dai Saraceni che furono scacciati nell'anno 813. Anche la piccola vicina Linosa conservava tracce di presenza umana con ben 153 cisterne per l'acqua piovana. L'entusiasta ufficiale di marina napoletano ci racconta che una gran quantità di monete di varie epoche e di anfore e di tombe fu da lui rinvenuta nell'isola. E siccome ci hanno fatto passare per ignoranti, a noi ed ai sovrani che ci governavano, è bene ricordare che tutto questo materiale fu minuziosamente catalogato e inviato al Regio Delegato ad Agrigento. Nel 1463 Alfonso d'Aragona assegnò l'isola a Don Giovanni de Caro con poteri feudali. Due secoli più tardi l'isola con il titolo di Principe veniva assegnata, da Carlo II di Spagna, alla famiglia Tomasi, il cui ultimo discendente fu il noto autore del Gattopardo. Nel 1760 vi si stabilirono numerosi francesi che vivevano dei prodotti della terra, ma l'isola lentamente si spopolò, finchè nel 1810 un certo Alessandro Fernandes vi fissò una colonia di 300 persone dopo aver preso in fitto molti terreni da un maltese, il Signor Gatt, che a sua volta l'aveva presi in fitto dai principi di Lampedusa. Vi  fu costruito un fabbricato adibito a castello. Dopo alcuni anni, Fernandes abbandonò nuovamente con la sua gente l'isola, che rimase nelle mani dei maltesi. Quando si seppe che la principessa di Lampedusa intendeva vendere e che, guarda caso, i maggiori interessati erano gli inglesi che, fraudolentemente si erano impossessati anche dell'isola di Malta, il governo napoletano, su ordine del re, intervenne e nel 1839 intimò ai maltesi di lasciare Lampedusa e ne acquistò, a sua volta, tutti i diritti. Fu preparata così la spedizione, il piroscafo La Rondine partì da Palermo il 18 settembre 1843, con il capitano di fregata Sanvisente e si unì a Girgenti con un altro vapore, L'Antilope, e salparono alla volta dell'isola. Le istruzioni erano di installare la nuova colonia, costruire un intero comune dipendendo dal Delegato Regio a Girgenti. Sulle navi, autorità ecclesiastiche ed amministrative, individui già istruiti nelle arti e nei mestieri e un distaccamento militare. Gli abitanti della colonia che sbarcarono quel giorno furono 120 fra uomini e donne.
Nel 1847, centocinquant'anni fa, erano già 700 e in quei cinque anni erano già nati 45 bambini. Sanvisente nel suo libro racconta minuziosamente quel che trovò e quel che si fece. Lunghi elenchi di tutte le specie faunistiche e botaniche rinvenute nell'isola, analisi delle malattie, descrizioni di tutte le strade costruite e da costruire, il paese interamente edificato in pochi anni con il municipio, la chiesa ed il porto. La certosina assegnazione di terre e di strumenti  per lavorarla e, udite udite, una grande attenzione all'istruzione, come si può intuire da un intero capitolo dedicato a questo argomento. "Lo incivilimento di un paese debbe riguardarsi sotto tutti gli aspetti per locchè è d'uopo incoraggiare gli stabilimenti d'istruzione e fondarvi delle scuole". Così un rude ufficiale di marina del feroce re napoletano Ferdinando II, apriva le scuole per tutti in un isola fino ad allora disabitata. Altro che colonia penale che nell'isola mai vi fu.


Il 24 aprile 1845 si sbarcò a Linosa con trenta futuri abitanti, maschi e femmine.
L'isola presentava molte più difficoltà di vita di Lampedusa, ma furono tutte superate.
In qualche mese furono costruite baracche provvisorie, e gli stessi ingegneri della celebre scuola di ponti e strade di Napoli che lavoravano per l'edificazione di Lampedusa, provvedettero ai bisogni di Linosa che è, ancora oggi, popolata.
Appare quasi incredibile, con la propaganda che ci è stata somministrata in più di un secolo, che tutto ciò sia potuto accadere proprio ad opera dei governanti di quello che viene definito il regno "della negazione di Dio", frase coniata da un ipocrita cialtrone inglese, William Gladstone, che, invece di curarsi delle condizioni schiaviste in cui veniva tenuta, nel suo paese, un'intera popolazione di operai, si permise di dipingere in questa maniera il nostro che aveva invece tanto da insegnargli.
E quelle parole le pronunciò non verificando di persona ma solo attraverso i racconti di cialtroni che come lui avevano soltanto un interesse: quello di trasformare il Sud in una landa desolata e misera come sarà dal 1860 in poi.


Roberto Maria Selvaggi

Tratto da Il Sud Quotidiano del 30/8/1997