lunedì 28 giugno 2010

Meridione e folklore: Le bugie della storia

La verità è che il regno delle due Sicilie, pur non essendo un paradiso, era sicuramente uno stato molto ricco, con una florida agricoltura, dove il commercio con altri stati era attivissimo. Il debito pubblico era un quarto di quello del Piemonte. Per la buona amministrazione e le finanze oculate la Borsa di Parigi, allora la più grande del mondo, quotava la Rendita dello Stato napoletano al 120 per cento, ossia la più alta di tutti. Il Banco di Napoli, dopo un periodo opaco era florido.
Su una lista alla quale partecipo è nata una discussione che vede amichevolmente contrapposti dei meridionali a dei settentrionali. Siccome la ritengo interessante, ho deciso di approfondire l'argomento e di proporvi alcune riflessioni.
A mio avviso, quello che con chiarezza viene fuori dalla discussione è che i settentrionali inevitabilmente finiscono per giudicare i meridionali basandosi solo sugli aspetti più folkloristici.
La 'monnezza', la pizza, la canzone, la fatalità. I meridionali sono simpatici ma inaffidabili. Sono in fondo tutti mafiosi, o quasi. Non amano lavorare. La mancanza di senso civico, di rispetto, di educazione, viene attribuita al carattere, con spiegazioni di tipo antropologico. Non per colpa loro, ma perchè sono quelli che vengono trasmessi e quelli che passano, perchè la storia ufficiale ha dato sempre un certa lettura dei fatti che portarono all'unificazione del regno d'Italia. Chi non è nato qui, chi non ci vive, che non ne conosce le pieghe, inevitabilmente finisce per accettare le spiegazioni ufficiali, pochi vanno a fondo e cercano di studiare la cosa.
La prima cosa da fare è ristabilire un minimo di verità storica. L'ufficialità prevede che il sud fu liberato dalla tirannia dei Borboni, che il popolo non sopportava più. Una terra povera e arretrata, infestata da Briganti fu civilizzata dai Piemontesi, che le portarono nel regno d'Italia cercando di dare ai suoi abitanti una dignità di cittadini che non avevano mai avuta. In più portarono la libertà, oltre il benessere. Secondo questa storia il sud versava in condizioni di povertà ed arretratezza talmente gravi che la calata dei Piemontesi fu una vera fortuna per quelle popolazioni. Niente di più falso.
Qualcuno ha mai visto uno stato che entra in guerra per dare la libertà e la ricchezza al suo vicino? Io non ne ho visti. Non si capisce perchè i Piemontesi farebbero eccezione. La verità è che il regno delle due Sicilie, pur non essendo un paradiso, era sicuramente uno stato molto ricco, con una florida agricoltura, dove il commercio con altri stati era attivissimo. Il debito pubblico era un quarto di quello del Piemonte. Per la buona amministrazione e le finanze oculate la Borsa di Parigi, allora la più grande del mondo, quotava la Rendita dello Stato napoletano al 120 per cento, ossia la più alta di tutti.
Il Banco di Napoli, dopo un periodo opaco era florido. Il primo tratto di ferrovia sul suolo italiano fu la tratta Napoli-Portici. Ebbe la prima rete di gas e il primo telegrafo elettrico di tutto il territorio italiano di allora.
Nella conferenza internazionale di Parigi del 1856 fu assegnato al Regno delle Due Sicilie il premio di terzo paese del mondo, dopo l'Inghilterra e la Francia, per sviluppo industriale.
Già questo sarebbe sufficiente per smentire le tesi ufficiali.

Ma vi dò anche dei numeri:


F.S.Nitti ,Scienza delle Finanze,Pierro,1903(pag 292)

Come si legge nell'immagine a lato il regno delle Due Sicilie aveva due volte più monete di tutti gli altri stati messi assieme.
Per cui è una clamorosa bugia che il Regno dei Borboni fosse in condizioni di Povertà assoluta. Purtroppo anche la storiografia ufficiale, continua riportare queste clamorose bugie. Anche Nitti, nella sua Questione Meridionale, pur riconoscendo il carattere dell'invasione della presunta "liberazione" piemontese, presenta il sud come una terra povera e arretrata.
A parte i numeri sopra esposti, basterebbe dare un 'occhiata alla crescita della popolazione sotto il regno dei Borboni per capire che qualcosa non quadra nella storiografia ufficiale.
Nel 1734 anno in cui il Regno passò a Carlo III di Borbone la popolazione era di 3.044.562 abitanti e nel 1856 arriva a 9.117.050. In poco più di 100 anni la popolazione si triplica. Ciò risulterebbe molto difficile se ci fossero condizioni di assoluta povertà, alta mortalità, disoccupazione.
Nel regno c'erano 9000 medici. Di certo una tale livello di assistenza sanitaria è indice di prosperità. Un medico ogni mille abitanti, più di qualche paese europeo odierno!!
Ci sono altri numeri che parlano chiaro: dal 1863 al 1880 emigrarono circa 1.900.000 abitanti, cioè oltre il 20 % della popolazione segno di un netto peggioramento delle condizioni di vita. Emigrazione prima sconosciuta. Ora come si spiega che quando si stava malissimo sotto i Borboni non si emigrava, ma appena arrivano libertà e prosperità piemontesi la gente prende ad emigrare? Un non sense, a meno che quelle affermazioni, sulla povertà ed il malessere ai tempi dei Borboni, non siano false
Oppure i meridionali, data la prosperità portata dai Piemontesi, si erano dati al turismo di massa?
Il regno, rispetto "all'industrializzatissimo Piemonte" aveva una percentuale tripla degli occupati nel settore. Aveva in percentuale più o meno lo stesso numero di occupati nell'agricoltura e nel commercio. Il tasso di povertà era tra i più favorevoli rispetto alle altre zone d'Italia. Perchè queste plateali falsificazioni?
Perchè il Piemonte dalle casse dissanguate aveva bisogno di denaro e il ricco meridione faceva gola. Le mire espansionistiche di Cavour furono mascherate dai fermenti risorgimentali. In nome dell'unità d'Italia i Piemontesi invasero il Regno delle due Sicilie, lo depredarono, trucidarono la popolazione, la costrinsero all'emigrazione per la povertà. Ovvio che non si poteva dire che era una guerra di conquista e di rapina, cosi come oggi gli Americani hanno dovuto mascherare di guerra di libertà l'invasione dell'Iraq per impossessarsi dei ricchissimi giacimenti petroliferi. L'impoverimento del territorio lo stiamo pagando ancora oggi. Anche perchè la politica del nord tesa a mantenere quelle zone in condizione. Furono affidati ai peggiori elementi la guida della polizia e della burocrazia. (1) L'alto tasso di corruzione della pubblica amministrazione, le commistioni con la malavita, nascono allora e quei legami perversi si sono mantenuti e rinsaldati fino ai giorni nostri. Spesso i capi della polizia furono scelti fra i peggiori delinquenti. Questo spiega perchè il popolo meridionale ha percepito lo Stato, le Istituzioni come totalmente estranei. Cosi spiega l'assenza di senso civico e la mancanza di rispetto per la res pubblica.
Nessuna giustificazione al popolo meridionale che ha le sue colpe, per l'indolenza ed il fanatismo con cui oggi subisce condizioni di vita inaccettabili, costretta convivere con i soprusi della malavita. Ma se non si capiscono i mali, è difficile trovare rimedi adeguati. C'è poco da fare senza una presenza forte e finalmente amichevole dello Stato, che rimedi e alle nefandezze storiche e ne riconquisti la fiducia, il meridionale non crederà alle Istituzioni, perchè c'è una sfiducia atavica e non si batterà per una cosa che non sente "sua". Dovrà essere lo Stato a spezzare il controllo del territorio operato dalla malavita. Controllo reso possibile dallo Stato d'Italia, dai Piemontesi e che viene perpetuato ancora oggi. Sono inutili gli investimenti e gli sperperi delle varie Isveimer e delle Casse del mezzogiorno. Quei soldi hanno arricchito e arricchiscono i soliti noti, ma non migliorano le condizioni di vita del Sud. Dimostri lo Stato di volere davvero estirpare la malavita e il sud crescerà davvero facendo trarre benefico a tutto il paese. Non si può pretendere certo cittadini eroi, che poi lo Stato tradisce, come fece durante il periodo trattato, dove i "ribelli" che chiedevano la libertà promessa furono fucilati da quel Garibaldi che doveva essere il liberatore, ma era solo un mercenario sanguinario, al soldo dei capitalisti del nord.
Dite la verità quanti di voi sapevano ? Credo pochi. Anch'io l'ho scoperto da poco perchè come la maggioranza a scuola ho studiato il mito del Risorgimento, l'Unità di Italia, le figure eroiche di Garibaldi, dei Mille, Bixio...
Questa del risorgimento è una delle falsificazioni storiche più grosse.

(1). Alessandro Bianco, conte di Saint-Jorioz piemontese, anche lui sterminatore di gente pacifica, scrivendo le sue memorie sul m brigantaggio, ebbe momenti di lucida analisi, nell’individuare le radici del brigantaggio ed il rifiuto della popolazione per l’invasore piemontese:“Il Piemonte si è avvalso di esuli ambiziosi servili, incuranti delle sorti del proprio paese e preoccupati soltanto di rendersi graditi, con i loro atti di acquiescente servilismo, a chi, da Torino decide ora sulle sorti delle province napoletane. E accanto a questi uomini, adulatori e faziosi, il Piemonte ha posto negliuffici di maggiore responsabilità gli elementi peggiori del paese figli dei più efferati borbonici, per fama spioni pagati dalla polizia, sono ora giudici di mandamento o Giudici circondariali, sotto prefetti o delegati di polizia; negli uffici sono ora soggetti diffamati e ovunque personale eterogeneo e marcio che ha il solo merito di essersi affrettato ad accettare il programma Italia e Vittorio Emanuele ed una sola qualità, quella di saper servire chi detiene il potere”.
Tratto da : A. Bianco di Joroz, Il brigantaggio alla frontiera pontificai 1860-63, Milano ed. Daelli (pag 373/76)Ripreso dal libro di Antonio Ciano I Savoia ed il massacro del sud

Fonti:Salvatore Lucchese - Federalismo, socialismo e questione meridionale in Gaetano Salvemini, con testi di Gaetano Salvemini, Mandria, 2004 ;Francesco Saverio Nitti Domenico De Masi - Napoli e la questione meridionale - Guida editore; Alle origini del Brigantaggio Associazione Culturale DUE SICILIE - GIOIOSA JONICA (RC); Da Quarto a Volturno – Cesare Abba - Bologna 1911; Il Brigantaggio dal 1860 al 1865 – Bourelly Osanna Venosa – 1987; Storia del reame di Napoli dal dal 1735 al 1825 - Pietro Colletta - Le Monnier; Brigantaggio meridionale - Pedio Tommaso, Capone editore; Scienza delle finanze - F. S. Nitti - Pierro editore 1903; Antonio Ciano – I Savoia ed il massacro del sud - Grandmelò;
I briganti di sua maestà Michele Topa, Fratelli Fiorentino ed

sabato 26 giugno 2010

Garibaldi? Ma quale eroe. Fu solo un invasore sanguinario al soldo dei piemontesi



E' ora di dire "basta" a questa paccottiglia su Garibaldi! In un'era in cui si revisiona la Resistenza e la Costituzione (le basi della nostra repubblica), si inizi a picconare quel falso mito del Risorgimento. Che cosa diremmo oggi se un nugolo di avventurieri, foraggiati dal governo turco, partissero alla conquista di Cipro? Come minimo si beccherebbero l'accusa di terroristi.
E' possibile nel 2007 sorbirsi la stessa retorica delle camice rosse e dei "mille" e non ricordare che il "merito" di questi pseudoeroi mercenari (come Garibaldi) , foraggiati dalla massoneria e dai servizi segreti britannici, fu solo quello di invadere uno stato sovrano, prospero e secolare come il Regno delle Due Sicilie con la complicità della mafia e delle truppe di uno stato invasore come il regno dei Savoia, alla faccia di ogni diritto internazionale? Ma dove è questa impresa? Ma chi li voleva i "liberatori" garibaldini e sabaudi? Ma quale stato dovevano liberare? E da chi? Dai loro legittimi sovrani (i Borboni)?
Tutti questi storici ansiosi di celebrare il falso mito di Garibaldi vadano a tirar fuori i dagherrotipi e i documenti custoditi negli archivi delle Prefetture e delle Questure del Sannio, dell'Irpinia, della Puglia, della Lucania, degli Abruzzi, del Molise, della Terra di Lavoro, della Calabria (insomma di quasi tutto il Sud) e restino scioccati dalle stragi, dagli incendi, dalle devastazioni, dai genocidi compiuti dal 1860 al 1865 nel sud Italia durante quello che al storiografica dell'Italietta ottocentesca definitì "Brigantaggio" e che invece fu solo una grande guerra di popolo e di liberazione repressa nel sangue! Al confronto degli artefici di queste "imprese" Kappler, Reder e Priebke sono dei dilettanti! Tutti noi ricordiamo (e anche giustamente - Marzabotto, Sant'Anna di Stazzema, Caiazzo e altri luoghi delle rappresaglie nazifasciste. Ma chi ricorda, chi ha dedicato vie e piazze e monumenti a Castelduni, Pontelandolfo, a Gaeta, a Civitella del Tronto e ai centinaia e centinaia di paesi del Regno delle Due Sicilie messi a ferro e fuoco dall'esercito invasore piemontese che trattò il neoconquistato Regno di Francesco II di Borbone come o peggio di una colonia? Nemmeno il Fascismo si spinse a così tanta barbarie e repressione nei confronti dei libici negli anni '20 e '30.
Non vogliamo - giustamente - avere vie e piazze intitolate a Tito, ma accettiamo che lo siano a Bixio, Farini, Cialdini e al mercenario Garibaldi, che furono solo dei criminali di guerra. Sì, anche Garibaldi perché la prima rappresaglia, quella di Bronte, fu compiuta propria dai suo fedelissimi generali. Perché non dire finalmente quella che fu la conquista del Regno delle Due Sicilie, il tradimento messo in atto dalla massoneria e dai corruttori inviati da Cavour che si comprarono ministri del governo borbonico? Perché non ricordare che i tanto celebrati "Mille" vennero a patti con la Mafia siciliana e con la Camorra napoletana per comprarsi i potentati locali? E perché non ricordare che il popolo, quello vero, i meridionali rimasero fedeli, fino alla morte più atroce, al loro Re e alla loro Patria? Le gesta di schiere di cafoni e di cosiddetti "briganti" (Ninco Nanco, il generale Borghes, Carmine Crocco), che nulla hanno da invidiare ai partigiani della Secondo Guerra mondiale? Anzi, diciamola tutta: la vera Resistenza, intesa come lotta di popolo, che l'Italia ha conosciuto non è quella del '43-45, ma quella vissuta nel Sud Italia dal '60 al '65! Non sono chiacchiere: basta leggere i documenti! Invece di allestire mostre sui "cimeli" garibaldini, gli storici e i curatori di musei, facciano vedere al pubblico gli orrori che i bersaglieri, i carabinieri e i garibaldini commisero ai danni dei sudditi di Re Francesco. Immagini di donne stuprate, di uomini massacrati, torturati, decapitati, di villaggi incendiati, di montagne deforestate. Perché nessuno ha il coraggio di ammettere che la nascente industria settrentrionale fu foraggiata con il denaro pubblico delle casse statali borboniche? Perché nessuno ha il coraggio di ammettere che il denaro pubblico e le riserve auree del secolare Regno di Napoli furono depredate per ripianare il debito pubblico del Piemonte? Perché non riveliamo che subito dopo la "liberazione" dei Mille e dei Piemontesi, nei villaggi dal Tronto allo Ionio i contadini si affrettarono ad abbattere le insegne tricolori degli invasori e ad issare di nuovo la loro vera e legittima bandiera, il giglio borbonico? Perché non ammettiamo che i famosi plebisciti del 1861 furono una farsa in quanto vi parteciparono solo il 2% della popolazione in seggi elettorali che erano tutto un trionfo di stemmi sabaudi, busti del "re" cosiddetto "galantuomo" e di tricolori che ben presto di sarebbero macchiati del sangue dei meridionali? Perché nessuno ha il coraggio di ammettere che l'eroe dei due Mondi aveva il vizio di andare a "rompere le scatole" - come diremmo oggi - agli stati sovrani, prendendosela anche con lo Stato pontificio (1866) che al tempo non aveva nulla da invidiare all'Iran degli Ayatollah in quanto a … liberalismo, ma era pur sempre uno stato sovrano i cui sudditi non smaniavano certo di passare sotto i Savoia? Perché questa sinistra che si professa libertaria, si impossessa del "mito Garibaldi" o del mito della repubblica partenopea, di realtà che in fondo erano solo l'esplicitazione della repressione delle patrie e dei popoli?
Quando si parla del Sud, del suo sottosviluppo post unitario, della sua arretratezza, bisogna una volta per tutte, anche a scapito del meriodionalismo straccione e piagnucolone di Giustino Fortunato, di De Sanctis, di Tommaseo e di altri intellettuali che oggi potremmo definire tranquillamente come "venduti e traditori", ebbene bisogna avere il coraggio di ammettere che quel sottosviluppo ha un responsabile ben preciso: la repressione feroce, anche ambientale, che il governo di Torino compì sulla colonia quale era considerato l'ex Regno delle Due Sicilie. Da quella forzata "Unità d'Italia" si avvantaggiò quella classe borghese e arruffona che è stata la rovina del Sud e di tutta l'Italia. Se di eroi si deve parlare, questi non sono i piccolo borghesi avidi di affari al seguito del mercenario Garibaldi, Nel XXI° secolo è ora di celebrare i patrioti e gli eroi che resistettero fedeli al loro re Borbone a Gaeta e a Civitella del Tronto, e ai sudditi meridionali che furono massacrati, deportati nei lager del Piemonte, imprigionati. Quanti sanno che a Fenestrelle, vicino Cuneo, operò un vero e proprio campo di concentramento dove furono confinati e lasciati morire migliaia e migliaia di capi briganti, ex ufficiali borbonici, capi contadini, colpevoli secondo la storiografia italica di "non volere l'Italia", in realtà colpevoli solo di voler difendere la loro Patria! A Francesco II e il suo Regno, abbandonati da tutti, da Vienna, dagli zar (pur suoi alleati), dalla Royal Navy che pure poteva intervenire per fermare i "Mille", mancò una cosa: un esercito di popolo fatto di contadini, di artigiani, di commercianti, delle classi umile ma maggioritarie allora.
Se il Regno di Napoli avesse avuto un esercito di popolo (sul modello francese) e non di mercenari, stiamo certi che i "Mille" non avrebbe neanche fatto un passo in più sulla costa di Marsala.


lunedì 21 giugno 2010

La mozzarella che diventa blu è tedesca, la mozzarella di bufala campana è ben altra cosa


Una mozzarella che quando si scarta diventa istantaneamente blu non si era mai vista nè immaginata... qualche ironico blogger ipotizza sia una nuova forma di diffusione del tifo per l'Italia calcistica in occasione dei mondiali, i più sottolineano che tale mozzarella ( la mozzarella Land, che dubito avrà ulteriore futuro nelle regioni del nostro Paese dopo questo episodio) è di produzione tedesca e distribuzione italiana. Quel che conta ricordare a tutti, sottolineare strenuamente ed evidenziare quanto più possibile, che nulla assolutamente questo prodotto alimentare ha a che vedere con la mozzarella di bufala campana DOP, come del resto tutte le simil mozzarelle prodotte al di fuori della regione Campania e del basso Lazio. Chi scrive ritiene del tutto fuorviante che un prodotto estero, che nulla ha a che fare con la tradizione italiana, sia commercializzato con il nome "mozzarella".
La "vera" mozzarella, quella prodotta in Campania ed in aree limitrofe storicamente legate fra loro, con latte di bufala, ha un sapore unico, è un prodotto eccezionale e - sopratutto - va consumata fresca, il giorno stesso in cui è prodotta od il giorno seguente. Chi abitualmente ha a che fare con questo prodotto chi vive in Campania ed a Napoli sa bene che una mozzarella di un giorno o due è fondamentalmente buona sopratutto per cucinare, mentre la mozzarella di bufala adatta per il consumo a crudo è quella prodotta in giornata.
La mozzarella (anche quella di latte vaccino oltre che il prodotto DOP) andrebbe tutelata maggiormente e sarebbe opportuno immaginare che con tale nome, in futuro, possano essere commercializzati solo ed esclusivamente prodotti italiani.