Testo e musica di Roberto De Simone
Nacque in mezzo al mare, una scarola: Michelammà, come la storia di questa città. Io te la voglio raccontare, senza bugie, ma verità.
Assai bella è Michelammà, solo bellezze può vantare, Funiculì e Funiculà... Ma quale bellezza? Se vuol campare, hai voglia di sventolartela ...
Come la donna pezzente, senza dote e senza niente, con la sua sola bellezza, fa il mestiere "cattivo", così Napoli, sta sempre allo stesso posto, e sbarca il lunario per la giornata con 'a pusteggia e la serenata...
I Turchi se la giocano, se la giocano a "primiera", solo questa è storia vera: chi passa per questa città, vede subito se può giocarsela...
Nove sovrani ci passarono a cavallo, Napoli ci fece il callo ed ogni volta, se cambiava il gioco, qui ci appendevano la si loca...
Ah, coi Normanni e gli Angioini, si fittò sera e mattina, e se paghi un carlino, vedi lo scoglio di Mergellina.
E così Napoli-na, una canzone a questa città che, mentre gli altri mangiano, vuole cantarsi...
Beato chi la vince, chi la vince questa ragazza, prima turca ed adesso spagnola, quando la vede il Re di Spagna, lei copula e lui mangia.
Chi è e chi non è, se la passano i Vicerè. Spoglia me che io spoglio te, poi le mettono dietro.........un quartiere a Via Toledo.
Quanto è bello questo quartiere, che cerca di fare il "mestiere", questo mestiere di Piedigrotta, e così ci vuole chi faccia il lenone.
E così Napoli-na, una canzone fa cantar, spunta la luna a Marechiaro, e canta sempre il lenone.
Questa ragazza è una figlia, è una figlia ribelle, Carlo III è il compare , che si apre una cantina proprio in mezzo a questa marina.
Questo Re Borbone imparò bene la canzone canta lì che fai bene, canta al cielo e la luna spunta, ed io mi siedo a Capodimonte.
Ah, beve sempre a questa cantina, con chitarre e mandolini, pesta le forche con la farina... e così Napoli-na, pesta le forche col mangiare e se ti piace questa canzone, viva ancora il Re Borbone.
E in mezzo teneva una, teneva una Stella Diana ... Garibaldi la prese in mano, poi fece il ruffiano con lo scarpone italiano.
Viene Savoia, e si infila la tua scarpa, col pennacchio dei Bersaglieri... con quest'altro cantiniere qua si sta peggio di ieri.
Ah, Ti disse Re Vittorio, io ti mando al Sanatorio, voglio fare il Risanamento e le faccio lo sventramento ... e così Napoli-na, puoi cantare questa luna nuova che vogliono sbatterti di qua e di là peggio di prima.
E va dalla chioma dell'albero, giù fino alla radice... la radice di questo padrone, che per farti un'altra angheria si fa nera la camicia.
Ma la chioma finisce a terra, e ti lascia in una guerra, i cardellini si stringono impauriti, la chioma a Mussolini e le radici ai marocchini.
Ah, poi si apre un'altra macelleria, ancor peggio, se possibile, che ci canta "'O sole mio" che sta in fronte a chi vuole Dio... e così Napoli-na, questo sole non ci sta, e mentre all'interno del castello, è tornato Franceschiello.Per far morire, far morire gli amanti a due a due, ognuno ha fatto i fatti suoi e nonostante tutti questi amanti sei rimasta a vuoto.
Oggi chi ti celebra, canta sempre una canzone, ma tu ti avvii al cimitero: ogni donna è più brutta, quando arriva stanca e distrutta.
Ah, sono sbarcati alla marina, altri Turchi più assassini, e a Posillipo profumato hanno fatto un grosso buco.
Questa città sopra le onde, a poco a poco sprofonda, San Gennaro non risponde, questo sangue non ci bagna e così Napoli-na, a che serve più cantare; vedi Napoli e poi muori, ma qua muori solo tu.
Nacque in mezzo al mare, una scarola: Michelammà... nacque e poi morì, tanto e tanto tempo fa ...