martedì 25 maggio 2010

L'Unità d'Italia vista da un patriota del Sud



Si! un patriota del Sud, l'Onorevole Angelo Manna, uno dei pochi a difendere una terra martoriata, a condurre battaglie per la verità storica del Risorgimento. Scrittore molto apprezzato per i suoi articoli e libri in difesa del Sud, nell'intento di far risvegliare la coscienza e l'orgoglio dei suoi conterranei, di quello che era stato il prosperoso e felice ex Regno delle Due Sicilie.
L'interrogazione parlamentare provocò un'enorme risonanza a quel tempo, sulle vicende di quel periodo di storia del nostro paese, di documenti segregati nell'archivio di Stato Maggiore dell'Esercito che ancora oggi a distanza di 150 anni, non sono venuti alla luce.

La celebre interpellanza parlamentare dell'on. Angelo Manna

Camera dei Deputati
Interpellanza Parlamentare Resoconto stenografico 597
Seduta di lunedì 4 marzo 1991
Presidenza del Vicepresidente Adolfo Sarti Presidente.
L'ordine del giorno reca: Interpellanza e interrogazioni
Cominciamo dalla seguente interpellanza.
Il sottoscritto chiede di interpellare il Ministro della Difesa, per sapere constatato che vige tuttora il più ostinato e pavido top secret di fatto su quasi tutti i documenti comprovanti gli intenzionali bestiali crimini perpetrati dalla soldataglia piemontese ai danni delle popolazioni, per lo più inermi, delle "usurpate province meridionali" dal tempo della camorristica conquista di Napoli a quello della cosiddetta "breccia di Porta Pia" (praticata dai papalini dal di dentro delle mura leonine?..): top secret voluto, evidentemente, dai grandi custodi di quell'epoca di scelleratezze e di razzie che prese il nome di "Risorgimento italiano" e della quale il sud paga sempre più a caro prezzo le conseguenze; considerato altresì che nell'assoggettato ex reame libero e indipendente va assumendo, finalmente, sempre più vaste proporzioni quel processo di revisione e di demistificazione della storia scritta dai vincitori (tuttora ufficiale!) che dovrà fornire le motivazioni di fondo e lo stimolo alle future immancabili rivendicazioni politiche delle colonizzate regioni -: quando vorrà degnarsi di consentire il libero accesso agli archivi dello stato maggiore dell'esercito italiano che nascondono tuttora, in almeno duemila grossi volumi, documenti fondamentali di natura non già soltanto militare (ordini, dispacci, rapporti relativi a movimenti di truppa e ad esiti di combattimenti, di imboscate e di raid repressivi e briganteschi), ma anche e soprattutto di natura squisitamente politica: istruzioni riservate e anche cifrate del governo subalpino a profittatori luogotenenti, prefetti, ufficiali superiori, sindaci, comandanti di guardie nazionali; verbali di interrogatori eseguiti nelle carceri, nelle caserme, presso le sedi municipali dagli aguzzini in uniforme che si coprono di disonore nell'infame periodo delle leggi marziali e delle sbrigative esecuzioni capitali; soffiate di spie e informazioni di agenti segreti ai militari, distinte di requisizioni e di espropri illegittimi con l'indicazione delle vittime; elenchi dettagliati dei preziosi, dei contanti e degli oggetti d'arte o sacri razziati nelle case, nei banchi pubblici, nei palazzi reali e nelle chiese; concessioni, infine, di premi, cattedre universitarie o liceali, sussidi una tantum o vitalizi a rinnegati, prostitute, delinquenti comuni (camorristi) e profittatori dai nomi altisonanti trasformati in "eroi puri" e beatificati o divinizzati nei sacri testi della agiografia risorgimentale "Manna". (25 settembre 1990).
L’onorevole Manna ha facoltà di illustrare la sua interpellanza n. 2-01134.
Angelo Manna. Rinunzio ad illustrarla, signor Presidente, e mi riservo di intervenire in sede di replica.

Presidente. L’onorevole di Stato per la difesa ha facoltà di rispondere.

Clemente Mastella. Sottosegretario di Stato per la difesa. Signor Presidente, onorevole Manna, la mia risposta me ne dispiace molto è brevissima, per la verità. L’accesso ai documenti sul brigantaggio custoditi presso lo stato maggiore dell’esercito, contenuti in circa 140 contenitori e non duemila, come si legge nell’interrogazione, è libero. Unica formalità di rito è una richiesta scritta preventiva, necessaria per regolare l’afflusso dei visitatori. I documenti sono già stati utilizzati per realizzare opere edite.

Presidente. L’onorevole Manna ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatto per la sua interpellanza n. 2-01134.

Angelo Manna. Signor Presidente, non credo di potermi dichiarare soddisfatto per la risposta fornitami dall’onorevole sottosegretario, che avrei preferito non vedere stasera in quest’aula per il fatto che sono suo conterraneo e so benissimo quanto è costato ai suoi antenati vivere, a un tiro di schioppo da Casalduni e Pontelandolfo, terre ancora oggi maledette, terre di briganti, come furono definite, con tanto di carta protocollo e timbri dal regno unitario, nel 1861. Della risposta che a nome del governo di è degnata di dare alla mia interpellanza, ella è stato soltanto mi scusi la voce: e neppure la voce dell’attore, ma mi consenta quella del pappagallo (non ce l’ho con lei personalmente), perché quale rappresentante del Governo ella si è informata sommariamente e si è accontentata della solita risposta evasiva, degna soltanto della massima commiserazione, vista che a fornirgliela sono stati alti ufficiali di un esercito che è proprio quello che io mi sono sforzato di descrivere per 35 anni, degno erede di quello sardo-piemontese. Quello che è peggio, signor sottosegretario, è che, lungi dall’aver risposto in maniera neppure evasiva, ella ha prestato la sua voce di pappagallo ad uno stantio e puzzolente copione che, scritto male e stampato peggio, è quello che la solita combriccola dello stato maggiore dell’esercito italiano rabbercia e stiracchia a piacimento da più di un secolo, e da più di un secolo riesce ad imporre finanche ai rappresentanti del Governo dello Stato unitario, perché ad esso possono prestare soltanto la voce, e neppure quella dell’attore: quella del pappagallo. Per carità di greppia? No! Per carità di patria. Sì! Certo: l’ufficio storico dello stato maggiore dell’esercito italiano è l’armadio nel quale la setta tricolore conserva e protegge i suoi risorgimentali scheletri infami; conserva e protegge le prove delle sue gloriosità sempre abiette; conserva e protegge le prove che nel 1860 l’esercito italiano calò a tradimento del Regno di Napoli e si comportò, secondo il naturale dei suoi bersaglieri e carabinieri, da orda barbarica; conserva e protegge le prove che Vittorio Emanuele II di Savoia, ladro, usurpatore ed assassino, e perciò galantuomo nonché il suo protobeccaio Benso Camillo, porco di Stato e perciò statista sommo ordinarono ai propri sadici macellai di mettere a ferro e a fuoco l’invaso reame libero, indipendente e sovrano e di annetterlo al Piemonte grazie ad un plebiscito che fu una truffa schifosa, combinata da garibaldesi, soldataglia allobrogica e camorra napoletana. L’ufficio dello stato maggiore dell’esercito italiano è l’armadio nel quale l’unificazione tiene sotto chiave il proprio fetore storico: quello dei massacri bestiali, delle profanazioni e dei furti sacrileghi, degli incendi dolosi, delle torture, delle confische abusive, delle collusioni con Tore e Crescienzo(all’anagrafe Salvatore De Crescenzo e con la sua camorra, degli stupri di fanciulle, delle giustizie sommarie di cafoni miserabili ed inermi, delle prebende e dei privilegi dispensati a traditori, assassini e prostitute, come la famigerata Sangiovannara, De Crescenzo anch'essa, per l’anagrafe… Quali studiosi hanno potuto aprire questi armadi infami, signor sottosegretario? I crociati postumi, gli scribacchini sono diventati cattedratici per aver saputo rinnegare la propria origine e per aver saputo rinunciare alla ricerca della verità storica, per aver dimostrato di saper essere i sacerdoti del sacro fuoco del mendacio. Signor Presidente, per favore, si giri: guardi il pannello alle sue spalle. E’ falso, è un falso storico! L’ho detto e ridetto sette anni fa: alle urne, nel Regno di Napoli invaso, si presentò solo l’1,9 per cento! Come si ebbe, allora, un milione di voti? al si!