
L'anno prossimo ci saranno le celebrazioni per i 150 anni dell'unità d'Italia, milioni di euro spesi tra rievocazione di personaggi storici e sugli avvenimenti del nostro Risorgimento, che tanto hanno riempito i testi di scuola, senza una rilettura giusta degli avvenimenti dei fatti, di cosa fu per il meridione il falso mito del Risorgimento, dalla quale pende imponenti falsità, e violenze immaginabili alle popolazioni.
Perchè festeggiare i 150 anni d'unità?
Per ricordare l'inizio della fine di un regno, quello delle Due Sicilie, che era tra i paesi più avanzati al mondo, e dove l'emigrazione non si conosceva?
Un'annessione forzata fatta col sangue innocente della gente del Sud, depredato delle sue ricchezze per far fronte alle ingenti spese di un Nord indebitato. Interi paesi furono saccheggiati, incendiati, come Casalduni e Pontelandolfo nel Sannio da parte delle truppe piemontesi, sull'espropriazione della nostra economia, con l'emigrazione inarrestabile dei suoi abitanti.
Da anni, c'è un risveglio delle coscienze meridionali, grazie anche alle pubblicazioni di giornali, libri, elementi per fare piena luce sugli avvenimenti e personaggi del Risorgimento.
Sarebbe una buona occasione visto l'approssimarsi delle celebrazioni, ricordare e commemorare gli abitanti del sud che persero la vita, e di restituire definitivamente la dignità e la memoria ai suoi abitanti.
"Lo Stato italiano è stato una dittatura feroce che ha messo a ferro e fuoco l'Italia meridionale e le isole, squartando, fucilando, seppellendo vivi i contadini poveri che scrittori salariati tentarono d'infamare col marchio di briganti".
Antonio Gramsci da L'Ordine Nuovo del 1920.